Carissimi,

a volte, quando al mattino  mi trovo in chiesa a pregare, penso a tutti coloro che vivono nella nostra parrocchia.

Alla mente mi si affacciano le varie situazioni di vita: i ragazzi che si stanno preparando per andare a scuola, le mamme che hanno iniziato la loro corsa giornaliera tra i tanti impegni e preoccupazioni;  i papà che stanno andando a lavorare; penso alle tante persone (giovani e adulti) che invece desiderano un lavoro, che faticano a trovarlo, e devono fare i conti con un certo scoraggiamento che rende più pesante la difficoltà economica.

Penso ai nonni con i nipoti da curare che a volte si sentono quasi inadeguati, perché non è così facile stare con i bambini o i ragazzi: in alcuni momenti non si sa come gestirli, parlano un linguaggio così diverso e quasi spaventa la distanza di abitudini e di cultura.

Penso ai malati che iniziano la giornata sperando di stare un po’ meglio e a coloro che cercano di non soccombere ad una sofferenza continuata; agli anziani che vivono soli e restano sempre in attesa che qualcuno faccia loro visita. S. Camillo vi protegga e vi dia consolazione in ogni istante!

Penso a qualche giovane coppia, che ha iniziato da poco la vita insieme, ai loro progetti, alla freschezza di un sentimento che si sta consolidando; ma anche a qualche coppia che invece vive le tensioni e il dolore di una relazione difficile o infranta.

Penso a quelle mamme stupite e contente del dono della vita che portano nel grembo.

E come non pensare agli immigrati presenti tra noi, con le loro difficoltà a comunicare, a capire, a trovare lavoro; con la delusione per progetti o aspettative di benessere che immaginavano, ma che non trovano.

E mi vengono in mente i volti dei ragazzi del catechismo, degli adolescenti e dei giovani che incontro: qualche immagine positiva, qualche pensiero un po’ preoccupato per le tante ombre che incombono sui ragazzi e sui giovani … Potrei continuare a immaginare situazioni e persone, ma poi mi fermo davanti al Tabernacolo, inizio la recita del Breviario e altre preghiere che rivolgo al Signore per tutta quella parte di chiesa e di umanità di questa parrocchia, delle sue vie, delle sue case.

Abbiamo trascorso già poco più di un anno insieme e desidero esprimere tutta la mia gratitudine per la vostra generosità, che ha permesso di portare a compimento alcuni piccoli ma importanti progetti. C’è ancora tanto da fare, ma non disperiamo!

Tra le incertezze di questo nostro tempo, ancora sarà Natale. Guardiamo stupiti a questo evento, da tanti ormai visto con l’abitudine alle cose che si ripetono.

È Natale ancora perché Dio non si stanca mai di amarci, di parlarci, di indicarci la via; è Natale perché Dio che si è fatto Bambino non cessa mai di soffrire e di gioire con noi. Non si stanca di starci accanto e di chiamarci a costruire giorno per giorno con Lui la nostra esistenza; è Natale perché con Lui la vita non cade mai nel banale o nell’inutile; è Natale perché ci viene ancora annunciata la verità della salvezza offerta a tutti gli uomini.

Vi chiedo di continuare a sostenermi con la vostra preziosa preghiera, affinché il mio sguardo possa sempre incontrare serenamente il vostro e crescere insieme nell’amore di Dio.

In attesa di incontrarvi invoco su tutti la benedizione di Gesù.  Buon Natale!

 

Vostro amico, fratello, parroco

P. Sergio

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