La Parola della Domenica 2.03.2025

VIII Domenica del Tempo Ordinario

Con parole rudi, certamente per far penetrare meglio il suo insegnamento nei nostri cuori duri, Gesù ricorda una delle componenti fondamentali della vita cristiana: essere discepoli. Chi vuole condurre da solo la propria vita è un cieco che conduce un cieco; il buon frutto si trova su di un albero solido, e si è sempre cattivi giudici di se stessi se qualcuno non ci aiuta. Il maestro è Gesù, e noi siamo i suoi discepoli, cioè coloro che si lasciano istruire da lui, che riconoscono la sua autorità sovrana e si fidano delle sue parole. Ma beato colui che, sulla terra, ha saputo scoprire i portavoce di questa autorità, i maestri che non sono di ostacolo all’unico maestro, ma che attualizzano, concretizzano la sua parola, le sue esigenze, ma anche il suo amore attento. Vi sono i maestri secondo l’istituzione, quelli che la Chiesa ci dà, e riconosce come tali. E vi sono quelli che, nascosti, si lasciano riconoscere dai cuori preparati. Ogni uomo deve, nel corso di tutta la sua vita, riconoscersi discepolo di Gesù: seguirlo, obbedirgli e quindi ascoltarlo, al fine di mettere in pratica il suo insegnamento che ci conduce alla vita.

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura : Dal libro del Siracide (Sir 27,5-8)
Non lodare nessuno prima che abbia parlato.


Salmo Responsoriale (Sal 91)
Rit: È bello rendere grazie al Signore.

Seconda Lettura: Dalla prima lettera di san Paolo ai Corinzi (1Cor 15,54-58)
Ci ha dato la vittoria per mezzo di Gesù Cristo.

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 6,39-45)
La bocca esprime ciò che dal cuore sovrabbonda.

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