La Chiesa di San Camillo, consacrata nel 1910, divenne fin da subito, visto la sua posizione centrale, la Chiesa preferita dell’aristocrazia, la quale vide tra i primi parrocchiani la presenza di S. M. la Regina Madre Margherita di Savoia (1851- 1926), residente nell’allora Palazzo Piombino, attuale Ambasciata degli Stati Uniti d’America.
Come viene attestato da diverse fonti, la Regina Margherita non era assolutamente inesperta in materia musicale, anzi proprio in un’immagine la si può vedere alle armi sul suo strumento, collocato nella propria residenza a Palazzo Piombino, che aveva fatto costruire all’organaro piemontese Carlo Vegezzi-Bossi (1858-1927) nel 1908 (attualmente sito nella Chiesa di Sant’Elena a Roma).
Questo suo approccio musicale unito al mecenatismo artistico, musicale e religioso che la contraddistinse, ebbe come apice la commissione e donazione di un grande organo alla Parrocchia di San Camillo de Lellis, da lei poi anche suonato in sede privata. Il progetto venne affidato al Maestro Filippo Capocci (1840-1911), maestro di cappella di San Giovanni in Laterano e maestro della Regina, e commissionato al suddetto organaro piemontese Carlo Vegezzi-Bossi.
Tale fu l’interesse della Regina per la riuscita dello strumento, che il 3 Luglio 1908 lei stessa in persona fece visita allo stabilimento della ditta organaria Vegezzi-Bossi (Torino) per ascoltare l’organo da lei donato. Carlo Vegezzi Bossi venne definito da Alessandro Yon (celebre organista piemontese) “un costruttore dell’arte più unica che rara” e da Massimo Nosetti (organista torinese) “l’artefice più coraggioso e geniale che la storia dell’organo annoveri nella nostra penisola”.
L’organo venne posto sulla cantoria in fondo alla chiesa e fu racchiuso in una cassa lignea ornamentata con ornati vari e scomparti con figure allegoriche scolpite, di cui si possono notare 15 grandi angeli musicanti (notare nelle foto la notazione musicale su tetragramma), sostenuta da mensoloni intagliati e scolpiti dall’ebanista-intagliatore Orazio Alfonzi, di cui è anche il pulpito.
Il giorno 11 gennaio 1911 il Maestro Filippo Capocci inaugurò l’organo. Si trattava di un organo a completa trasmissione pneumatica tubolare con canali a membrane; con due tastiere di 58 note e pedaliera di 27 note a tasti paralleli. (vedasi foto Consolle Originale)
Essendo l’organo progettato dal Maestro Capocci, padre della riforma dell’organo italiano, lo stile dello strumento si adeguò alla cosiddetta Riforma Ceciliana. Questa Riforma sancì con il Motu proprio Inter Sollicitudines emanato il 22 novembre del 1903 (festività di Santa Cecilia) da papa Pio X l’abbandono definitivo della musica teatrale che si era infiltrata nell’Ottocento anche nelle chiese e di conseguenza anche la riforma della costruzione degli stessi organi. La musica organistica ottocentesca , che era caratterizzata dallo stile dell’opera lirica e da pezzi riecheggianti ritmi di polke, valzer e mazurke, aventi spesso la forma di sinfonie d’opera, romanze e cavatine venne sostituita con nuove composizioni ed esecuzioni aventi come modelli il canto gregoriano e lo stile di Palestrina. E così altrettanto venne riformato l’organo ottocentesco, il quale era caratterizzato da timbri bandistici ed effetti scenici piuttosto particolari (corno da caccia, il corno inglese, i cornetti, le trombe a squillo, il clarone, il clarinetto di concerto, il violino, la cornamusa, la fluttina a cariglione, la banda turca, il sistro cinese, i piatti di Smirne, il rollante a sei canne, gli uccelletti, i campanelli, i timballi, la grancassa). La costruzione dei nuovi organi prevedeva registri gravi e solenni come i fondi a misura larga e gli eterei registri violeggianti, l’abbandono della tastiera con i «registri spezzati» tra bassi e soprani, l’utilizzo di una pedaliera simile alle correnti europee e l’ideazione di un nuovo sistema di trasmissione in sostituzione a quello meccanico tradizionale ovvero la trasmissione pneumatico-tubolare.
L’organo essendo di progettazione e manifattura ben riuscito rimase intatto nella sua struttura fonica originale fino agli anni 90 del secolo scorso, quando oramai, però, l’organo iniziò a risentire seriamente degli anni trascorsi e di conseguenza a risentire la necessità di un profondo restauro. Inoltre, la collocazione dell’organo (molto distante dall’assemblea liturgica) ne pregiudicava l’utilizzo quotidiano e, quindi, una buona conservazione dello stesso. Perciò nel ’93 la situazione venne presa a cuore da Padre Salvatore Renato che con la supervisione del Maestro Jiri Lecian, allora docente presso il Conservatorio di Musica S. Cecilia di Roma, richiese un primo preventivo alla stessa ditta che lo aveva costruito per la modernizzazione della trasmissione (da pneumatica a elettro-pneumatica) e per la dotazione di una seconda consolle in navata, mantenendo inalterata e funzionante la consolle originale. Il suddetto lavoro di restauro meritava di essere effettuato sia per il valore storico che per quello artistico dell’organo. La spesa ammontò a circa 200 milioni di lire che fu sostenuta non solo attraverso le tasche della stessa chiesa ma anche tramite la generosità dei parrocchiani, di alcuni enti culturali e del ministero dei beni culturali. Così alla fine dei lavori, precisamente dal 24 Maggio 2000, in occasione dei 450 Anni dalla nascita di San Camillo e in occasione dell’anno giubilare, si inaugurò nuovamente l’organo restaurato con una trilogia di concerti sotto la direzione artistica del Maestro Jiri Lecian.
L’organo rimase funzionante per diversi anni fino ad un episodio di scarica atmosferica che lo rese inutilizzabile e lo gettò nella penombra.
Con l’arrivo di Padre Sergio Palumbo nel 2017 l’organo venne riportato nuovamente in luce grazie agli interventi della ditta organaria di Stefano Buccolini. Inoltre, dal 2022 si è provveduto a portare avanti lavori importanti per la completa rimessa in funzione dello strumento avvenuto grazie ai fondi della parrocchia e alla generosità dei parrocchiani e all’intervento della suddetta ditta organaria.
Nel 2025 sono stati apportati dall’organaro Alessandro Chianello ulteriori lavori di tecnologizzazione dell’organo soprattutto alla trasmissione che hanno però mantenuto quella originale elettropneumatica funzionante: a scelta dell’organista, si può suonare o tramite la trasmissione originale via cavo o tramite la trasmissione via radio. Quest’ ultima sveltisce i tempi di trasmissione e provvede l’organo dell’utilizzo del sistema MIDI, strumento molto utile per l’organista di auto-registrazione e riascolto di ciò che si è appena suonato.
Per scoprire la disposizione fonica del nostro organo leggi qui












